Glioblastoma

I gliomi rappresentano i tumori primitivi più frequenti del sistema nervoso centrale e, tra questi, il glioblastoma è quello con maggior incidenza. L’esposizione alle radiazioni ionizzanti rappresenta l’unico fattore ambientale associato inequivocabilmente ad un aumentato rischio di insorgenza di tumori cerebrali.

L’uso dei telefoni cellulari come causa di sviluppo di tumori cerebrali è a tutt’oggi dibattuta; l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), basandosi sui primi studi epidemiologici, ha classificato nel 2011 i campi elettromagnetici a radiofrequenze emesse dai telefoni cellulari come “possibile cancerogeno” (gruppo 2B). Studi epidemiologici hanno mostrato un probabile aumento del rischio di insorgenza di tumori cerebrali, in particolare di gliomi, in operai di aziende petrolchimiche e agricoltori, dovuta all’esposizione a vari agenti chimici quali gli idrocarburi policiclici aromatici e insetticidi non contenti arsenico.

La presenza di patologie autoimmunitarie, quali l’asma, l’eczema o una storia di malattie infettive ricorrenti sono risultate, in alcuni studi, fattori protettivi contro l’insorgenza dei gliomi. Fattori genetici alla base dello sviluppo dei gliomi sono stati suggeriti dall’aumentata incidenza di questi tumori in famiglie con sindromi tumorali mendeliane quali la neurofibromatosi 1 e 2, la sclerosi tuberosa, la sindrome di Lynch e la sindrome di Li-Fraumeni.

Sintomi

Il glioblastoma viene diagnosticato a seguito della comparsa di sintomi. Fino ad ora non sono riconosciuti test efficaci a livello di popolazione per una diagnosi precoce.

I sintomi più comuni sono spesso causati da incremento della pressione endocranica (cefalea, vomito a getto), deficit focali e crisi comiziali (crisi epilettiche). La comparsa di crisi epilettiche e la comparsa di sintomi neurologici rendono obbligatoria l’esecuzione di una risonanza magnetica nucleare (RMN) cerebrale con e senza mezzo di contrasto o di una TAC.

Diagnosi

La RMN rappresenta l’esame di scelta per la diagnosi ed il follow-up di pazienti con neoplasia cerebrale. La RMN a spettroscopia nucleare può essere utile per il monitoraggio della risposta alla chemioterapia, per il precoce riscontro delle recidive, oppure per la diagnosi differenziale fra tumore e radionecrosi. L’utilizzo di RMN con perfusione e diffusione può fornire ulteriori informazioni sulla cellularità e sulla vascolarizzazione delle regioni analizzate.

La tomografia a emissione di positroni (PET/TC) con traccianti differenti (FLT, metionina) può essere utile nel differenziare il tumore metabolicamente attivo dal “freddo” tessuto necrotico cicatriziale. Altri esami utili per approfondimento sono la SPET-MIBI, in caso di dubbio di recidiva di glioma ad alto grado.

La diagnosi istologica ottenuta mediante procedure bioptiche o resezione chirurgica della lesione definisce il tipo di tumore e l’aggressività della malattia. Il materiale ottenuto con tale prelievo permette inoltre di eseguire indagini molecolari, oggi indispensabili per caratterizzare il tumore dal punto di vista prognostico e/o predittivo di risposta al trattamento chemio e/o radioterapico.

Cura

Il trattamento del glioblastoma consiste nella chirurgia più ampia possibile seguita da radioterapia e chemioterapia. L’obiettivo della chirurgia è quello di ottenere una diagnosi istologica, diminuire i sintomi dovuti all’aumento della pressione intracranica e prolungare la sopravvivenza. Lo standard terapeutico post-chirurgico consiste attualmente in una associazione chemio-radioterapica con temozolomide per tutta la durata della radioterapia, seguita dopo un periodo di pausa da temozolomide adiuvante.

Importante è valutare l’arruolamento del paziente in protocolli sperimentali di prima linea.

In caso di recidiva il paziente dovrà essere valutato caso per caso per considerare i vari trattamenti a disposizione:
– nuovo trattamento chemioterapico
– trattamento farmacologico sperimentale
– seconda chirurgia
– re-irradiazione

Fonti: Istituto Oncologico Veneto